Francesca Bottari, 2006

1. Spiga d’acanto come isola – 2005 – olio su tavola – cm 100x126

Repubblica di San Marino 
Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea
- Logge dei Balestrieri, 7 – 31 luglio 2006
 – La piuma e la pietra – Pitture recenti
di Vincenzo Scolamiero 
Catalogo Vallecchi

Da “CHIAREZZA”
NUOVA SERIE – N. 5 PERIODICO FONDATO DA LUIGI GULLO,  giugno 2006

Prima della pausa estiva, vogliamo interrompere la nostra ricognizione sulla tutela del patrimonio italiano per onorare un’intenzione dichiarata all’esordio della rubrica mensile. Quella di segnalare mostre, rassegne ed eventi culturali significativi dell’attualità italiana ed estera.
Proponiamo a chi ci legge, dunque, una gita estiva a San Marino e una a Roma. Il grazioso Paese straniero accucciato tra le Marche e la Romagna, a sua volta ospita – come in un consolante gioco di incastri – un bravo artista italiano alla sua personale. Mentre il Chiostro del Bramante, nella Capitale, accoglie un grande sperimentatore americano, in un felice e suggestivo contrasto.
Non ci discostiamo troppo, del resto, dal tema che accompagna le nostre conversazioni su questa pagina: quello del patrimonio culturale nazionale e internazionale, e della sua protezione. Poiché i monumenti possono essere resi godibili e valorizzati anche grazie a iniziative che, se ben concepite, ne sottolineano la presenza nella nostra vita e ne nobilitano gli spazi.
Le Logge dei Balestrieri a San Marino meritano in sé una visita.
Ma dal 7 luglio, per un mese, abbiamo una ragione in più per guadagnare la vetta del colle e bearci della splendida vista che da lì si apre. Gli ampi ambienti espongono i lavori del romano Vincenzo Scolamiero, che alla piccola Repubblica ha voluto dedicare una rassegna delle sue opere più recenti e intitolarla, assecondando la metafora dello stemma locale, La Piuma e la pietra: la leggerezza della libertà e la solida autenticità della roccia su cui s’inerpica il piccolo centro storico.
Vincenzo da vent’anni si concentra su una ricerca figurativa e poetica dalla coerenza impeccabile, cristallina. La mostra ne dà conto. Ma cerchiamo di capire meglio, anche per non abbandonare quel taglio didascalico generale che abbiamo voluto dare a queste nostre brevi note.
“È un pittore astratto o figurativo?”: ecco la domanda che sentiamo sempre rivolgerci da chi si avvicina all’arte dei nostri tempi. La richiesta, se pur legittima, cela in sé un equivoco di partenza. Poiché non esiste una riposta netta, neppure se l’oggetto della riflessione è Piet Mondrian, o Paul Klee, o perfino Mark Rothko, maestri riconosciuti dell’Astrattismo.
La natura, con le infinite forme che la definiscono, che la descrivono, contiene in se stessa tracce,
macchie, sintesi involontarie. La cosiddetta astrazione, in arte figurativa, non è che una categoria critica: serve per definire un’immagine che, se pure convincente, armoniosa, compiuta, equilibrata, non ha riferimenti diretti col mondo che ci circonda, con la realtà visibile. È una sintesi che rappresenta il punto di approdo di un processo di semplificazione del dato reale. Scolamiero è un artista astratto o figurativo, dunque?
Ci pare che nei suoi lavori questo eterno e irrisolvibile conflitto terminologico si pacifichi, trovi
pace. L’amore per la natura e le sue forme, in lui, è incommensurabile; è consolazione, gioia e pienezza dell’esistenza. Enzo indaga le cose della natura, le osserva, le sbircia e talora se ne impossessa. Da sempre si guarda intorno con attenzione e intensità estreme, penetra con gli occhi le misteriose parti che arredano i boschi, i prati, il cielo. Ma indaga anche sugli intonaci scrostati,
o sullo svettante e scandaloso fiore d’acanto che, una mattina di giugno, si fa trovare al centro di
un grande cespo di foglie, emergendo dal nulla nella notte umida. La natura lo sfida e Scolamiero raccoglie quel richiamo sfacciato. Il suo dialogo con la natura è segreto, magico, incantatore. Da artista, insomma.
Egli proietta sulle sue superfici cromatiche quei fiori, quei frammenti di muro, quelle corone di petali leggeri, e li immerge in un incanto. Lo stesso fa con le figure umane, che divengono misteriose apparizioni dai passi lievi, o con le minute nature morte appena accennate
e con le piume e le pietre che danno il titolo alla mostra. Quelle forme assumono vita e senso
nuovi, immersi nelle ampie campiture brune, accese da lampi di luce. E lì, davvero l’immagine
naturale raggiunge una dimensione astratta. Il naturalismo apparente, ingannevole, diviene sintesi assoluta. Cosa resta della forma originaria, attinta dalla realtà? Solo tracce, ricordi, apparenze, fantasmi e sogni.
Scolamiero è un pittore figurativo o astratto? A questo, tuttora, non sappiamo rispondere. Sappiamo, però, che la natura gli svela i suoi segreti ed Enzo, come un mago Merlino, dà loro vita nuova. Come? Qui una risposta c’è: con il lavoro, l’impegno, la pazienza, la costanza.
Chiuso nell’intimo del suo studio per giorni, mesi, ma “col cuore forte e le gambe ben piantate”, come afferma lui stesso, parafrasando il maestro Sironi. E quando gli chiediamo se il pennello è
“un’emanazione delle sue mani”, afferma, tranquillo: “le mie mani non si sono mai comportate da mani. Custodiscono qualcosa che non so”.